Fuck Prompt
“Niente è più uguale” (Ligabue)
Ho in canna da giorni una noiosissima lettera dal titolo “l’anno che verrà”. Non uscirà. Partiva da alcuni link* con l’ambizione di diventare un listone, che noia però.
(*questi, buttiamo via niente:
I media trends di The Rebooting , Come i creators dialogano con la GenZ (secondo Google), 50 slide potentissime sulla creator economy e spiegone , Le agenzie dell’anno 2025 , Cosa chiedono i creators a Youtube , La rivolta della GenZ , La lista di 3.300 modelli AI , Perché l’IA non ucciderà la scrittura )
È stato l’anno delle sliding doors. Di Elisa che si è messa in gioco per venire a lavorare a Marketing Arena ed ha preso il lavoro più difficile dell’anno, fare la felpa con me:
Non è la definitiva ma è ok. E bellissima.
È stato l’anno di un sacco di progetti divertenti ma anche del guardarsi dentro, mettendo ancora una volta tutto in discussione in vista del 2026. L’anno di un numero infinito di aule, di un’altra India che riempie sempre il cuore (e un po’ anche il portafoglio) e di sfide sempre più complesse. Dei 4000 ordini di Raró.
La cosa più forte che porto a casa viene da un mezzo reel, questo. Sofia Goggia dice che sacrificio significa fare con sacralità. Mi ritengo un ambasciatore dell’ADHD, per quanto io pensi che lo stesso non sia altro che una giustificazione mediocre di un disturbo che la metà del mondo non può permettersi di diagnosticare. Da tale, la mia testa è sempre a quello che non ho, non faccio, mi sto perdendo. Infatti vivo benissimo e male, perché questa irrequietezza è al tempo stesso benzina per l’ambizione e inferno liquido. Quando Sofia dice che vanno amate le proprie rinunce perché tali non sono, apre un mondo. Ed è il mondo delle scelte, dello spingere e confermare persone e cose che si scelgono e ti scelgono, dell’apprezzare il qui e ora. Scrivere ad esempio è una cosa bellissima, non sto scendendo la Tofana con lo snow (anche perché lo farei ambulanza) ma sto facendo una cosa che mi piace ed ho scelto. Spero di fare con più sacralità quello che il 2026 chiederà, e non sarà poco.
La seconda cosa che porto a casa è legata al valore delle persone e delle comunità (strette) in ogni senso. Viviamo un internet noiosissimo: la società delle scorciatoie. Non voglio scaricare nessun e-book, cenare con nessun contatto debole per fare network, non voglio ascoltare un podcast in più. Voglio cucinare il ragù di polpo per le 7 persone che ritengo davvero amici e fare cose difficili al lavoro. Voglio esplorare la complessità e sbranarla assieme alla vita. Voglio leggere i libri. Nulla garantisce più soddisfazione delle cose difficili ed indubbiamente è lì che risiede il valore (al tempo dell’AI). Per automatizzare un processo bisogna essere capaci di descriverlo. Tantissimi anni fa lessi il fuzzy pensiero e ballando nudi nel campo della mente. Due libri che a loro modo mi hanno cambiato. Ho imparato a elogiare la follia in ogni sua forma ed amare i matti.
E neppure la notte ti lascia da solo
Gli altri sognan sé stessi e tu sogni di loro
L’ultima lezione viene dallo sport. Il tennis è bello e brutale perché non c’è uno che te l’ha passata male. Per citare Velasco non puoi avere schiacciatori che schiacciano bene palle alzate male, perché la palla per servire, la alza la tua mano. La statistica è cabala, le linee ed i nastri, come dice Paolo “sono sempre oggi a me domani a te”. Ma il tennis è uno sport a suo modo tecnico e tattico:
puoi vincere essendo forte atleticamente
puoi vincere col cuore
puoi vincere con la testa
puoi vincere col metodo
o puoi perdere
Ho ovviamente imparato più dalle sconfitte che dalle vittorie, ma ho imparato ad imparare. Eh ho anche imparato ad accettare che non sempre la fame è necessaria. Guarda la partita, non guardare il punteggio. Ma anche Diego che dice che il punteggio è l’unica cosa che conta. E quale lezione? Quella che l’unico Dio è il miglioramento, e che non sempre ci si riesce.
Stamattina al distributore un ragazzo mi ha detto “non so se lui stia facendo il massimo”, gli ho risposto che un vecchio professore di religione, nemmeno simpatico, diceva che ognuno sta al mondo come può. La felicità è un’ambizione molto grande, la serenità è raggiungibile, anche se credo che la serenità sia la felicità di chi ha capito che metà della partita si gioca sull’assenza di dolore. Ieri ho incontrato una ragazza che si troverà di fronte ad un’operazione complessa, la sua energia mi ha colpito, il come ha affrontato questo giro di boa. Ed al tempo stesso scherziamo la probabilità del 17% di nascere in India, figli di una cultura che si crede superiore. Ma magari nascere in India sarebbe stata una figata pazzesca. Spero in un 2026 di elogio del dubbio e spero come sempre di essere all’altezza delle responsabilità che verranno.
Cin cin


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“Voglio esplorare la complessità e sbranarla assieme alla vita. Voglio leggere i libri. Nulla garantisce più soddisfazione delle cose difficili ed indubbiamente è lì che risiede il valore (al tempo dell’AI). “
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