Taste Matrix
“Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare
Altre volte sono vele spiegate a navigare
Sono uomini e donne, piroscafi e bandiere
Viaggiatori viaggianti da salvare” (Ivano Fossati)
McKinsey ha 60.000 dipendenti, 40.000 persone e 20.000 agenti. Fonte: Ideacast. C’è un libro del 1964 che dice che:
«Esiste un gusto nelle persone, un gusto visivo, un gusto nelle emozioni — ed esiste un gusto nelle azioni, un gusto nella moralità», persino «un gusto nelle idee». Nel suo saggio, Sontag esplorava la nozione di camp, la cui comprensione richiede di avere «buon gusto nel cattivo gusto».
Ho sempre ammirato una certa forma di creatività, più legata a una nostalgia del consumo che ad un consumo della nostalgia. C’era della tecnica in quel gusto, ci piaceva Ciao, la mascotte brutta di Italia 90.
In Perfection si racconta di Lisbona (che per l’autore è la nuova Berlino, per me è sempre stata Londra col sole), del clubbing al Berghain e del collezionare vinili. Usanze per credere di sembrare. Una nuova estetica, un nuovo core, un nuovo gusto, che ti fa crederti underground se ascolti rispettivamente Rosalia e TonyPitoni. Ma non lo sei:
But Anna and Tom don’t feel free. They’re trapped in the taste matrix that they’ve helped construct.
Alla fine i dati corrono più veloce di te, sei un curatore ma la matrix del gusto ti mangia, ne sei schiavo, la massima espressione di libertà ti rende in realtà un replicante. È come scoprire l’America e nel momento stesso in cui accade vengono pubblicati 100 libri fotografici sulla stessa e aperti 1000 aeroporti per raggiungerla. Non hai scoperto nulla, non c’è nessun vantaggio competitivo nella tua coolness, è sparita. Ti aprono Sephora sotto casa quando credevi di essere l’unico a conoscere la skin care coreana.
E allora ci inventiamo lo stealth wealth, un nuovo gorpcore, andiamo a tennis con le K-Swiss o mettiamo follow a khoki146 e leclaireur per sentirci un po’ più figli dell’underground
O paghiamo Eraldo di Ceggia per essere il nostro curatore e farci scoprire in anteprima le nuove Golden Goose. Perché il lusso di oggi è la necessità di domani. Perché tutto quello che vuoi evitare è il mauvais ton, le cattive maniere (rif. The English Undestrand Wool). Un matto che rivaluteremo avrebbe detto, le brutte intenzioni la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera. Ma il gusto è nelle cose, e le persone che comprendono le cose di gusto non diventano persone di gusto anzi.
“The English understand wool,” DeWitt writes. “The French understand wine, cheese, bread. . . . The Germans understand precision, machines. . . . The Swiss understand discretion.”
È questa la taste trap, quando il gusto dice molto di te ma non sei tu. Prendiamo in affitto un gusto di nessuno credendo sia di altri, lo facciamo nostro ma non del tutto e lo lasciamo andare per cercarne uno nuovo. Perché non è a quel gusto che ambiamo, ma all’immagine che l’adottarlo darà di noi. Mi rendo conto che questo concetto sia grezzo come un tartufo in bocca a un maiale (sapete perché si usa il Lagotto Romagnolo e non il maiale per cercare il tartufo? Perché nonostante il maiale sia un cercatore migliore ha un problema: se lo trova lo mangia). Il New Yorker spiega tutto molto meglio di me
Tranne il maiale ovviamente.
In questo concetto grezzo però c’è un tema di cui sono convinto, ne cercherò un supporto in sociologia. Tutti noi indossiamo una maschera, recitiamo una persona che non siamo, che è la persona che vorremmo essere e ci auto infliggiamo una dittatura degli oggetti per sembrare forse qualcuno che ammiriamo, per comunicare aspirazioni attraverso le cose. Il problema è che ad un certo punto finiamo per crederci, finiamo per desiderare un lavoro diverso perché l’abbiamo visto su Instagram, ma non esiste è finzione. Finiamo per desiderare una vita sempre diversa perché non siamo altro che viaggiatori viaggianti da salvare.
Secondo Claude ci sono 7 libri o concetti a supporto di queste tesi: 1. Erving Goffman La presentazione del sé (1959) 2. Jean Baudrillard - Simulacri e simulazione (1981) 3. Pierre Bourdieu - La distinzione (1979) 4. Thorstein Veblen - La teoria della classe agiata (1899) 5. Guy Debord - La società dello spettacolo (1967) 6. Zygmunt Bauman - Modernità liquida (2000)7. Philip Cushman - The Empty Self (1990)
Approfondirò.



Il “concetto grezzo” è molto di gusto.
😉
Ho sempre più amici che si cancellano da tutti i social.