Il dettato
“Chi non ci vuole non ci merita” (mia mamma)
Ho scoperto Wispr Flow per caso. La promessa di questa piccola applicazione era quella di poter dettare davvero tutto al telefono o al computer. E questa promessa è stata mantenuta perché tutto quello che leggerete in sarà da me dettato al telefono, con l'obiettivo di scrivere via microfono. L'obiettivo che mi sono dato è quello di non correggere più di tre volte il testo.
Che poi, chissà se a scuola lo fanno ancora il dettato.
Sto andando a chiudere le ultime quattro ore di 14 ad un master un po' complesso, un MBA, ed è interessante vedere come le cose cambino, gli umori cambino quando piccole cose succedono nella tua vita. Devo ammettere di non essere partito proprio euforico da casa, perché questo sabato mattina magari volevo godermelo in altro modo, forse andando a comprare la verdura al mercato. Poi, però, il benzinaio mi ha detto che lui non vede l'ora di fare il weekend lavorando, perché se si gira dietro e vede casa, ci sono cose che non vuole vedere. La barista mi ha detto che sua figlia lavora in Germania a 24 anni perché, alla fine, abbiamo concordato: l'Italia è un paese povero. E non mi piace l'idea che l'umore della mia giornata migliori perché ho visto le vite degli altri, ma alla fine si sa, le cose sono come sono.
Ma c'è una cosa che, di questi tempi vedo succedere sempre più spesso e che mi attanaglia e preoccupa: incontro un sacco di persone che hanno voglia di cambiare e, di per sé, questo non sarebbe un male. Il problema è che sembrano voler cambiare per il cambiamento, come diceva la cantante, "per la stessa ragione del viaggio, viaggiare". E non è tanto per scrivere quel "ricomincio da me” su Instagram che sembrano volerlo fare. Lo vogliono fare perché non si trovano più bene nella vita che vivono. Penso che l'essere umano sia condannato a imparare, a scoprire, a vedere l'erba del vicino sempre più verde. Ma penso anche che questi tempi continuino a mostrarci la parte bella degli altri senza farci vedere quel 99% che nelle loro vite non funziona. E questo ci porta ad ambire a quell'1% senza sapere che il 99 è incluso nel prezzo, uno zaino un burden, che nessuno ci potrà mai scrollare di dosso. E quindi viene da chiedersi se il nostro 1% non sia quello che anche gli altri ammirano di noi, se non siamo entrati in una ruota che gira in cui nessuno è contento perché vediamo solo pezzi di una vita finta degli altri.
E dall'altra parte, non va bene neanche il non sognare mai, perché questo estremo determinismo, nichilismo, questo essere caustici e duri di fronte al fatto che le cose sono come sono, che la vita “is a mess”, Non va bene neanche quello.
Pubblico sempre su Instagram le foto dei libri che leggo e mi stupisco nel pubblicarne pochissime, circa uno ogni due o tre mesi, quando in realtà compro due libri a settimana. Onestamente, è molto buffo. Questa volta, di un libro che si chiama "Investi come i milionari" di William Green, non ho pubblicato la copertina perché mi vergognavo di aver comprato un libro che sembra una crasi tra l'autoaiuto e i libri di finanza personale. Ma forse, paradossalmente, in quel libro i milioni sono il buco. Ma come queste persone, di cui Green racconta la storia, ci sono arrivati, Quello è il trapano, ed è di quel trapano che io voglio parlare per chiudere il mio dettato. Questi milionari sembrano aver raggiunto un nirvana di cui noi comprendiamo poco le fondamenta. È tutta gente che vive in una casa di proprietà e non ne ha altre. È tutta gente che investe ossessivamente il proprio denaro per un ritorno, ma poi molto spesso lo dà indietro a fondazioni, lo dona, fa del bene, perché non è così edificante fare il mestiere che fanno. E cosa impariamo dai milionari? Impariamo il fatto che loro, del benzinaio e della barista, non hanno bisogno. Impariamo il fatto che loro se ne fregano e se ne fregherebbero, perché conoscono a menadito la propria vita, hanno un progetto, hanno un piano. E di quel piano cercano ogni giorno di portare a casa un pezzettino. Allora, forse la conclusione di questa strana newsletter dettata è che non possiamo cambiare sempre per sparigliare le carte. Forse dobbiamo fare un assessment del mazzo e guardare molto bene cosa abbiamo in mano e capire cosa possiamo fare della nostra vita, senza provare a cambiare ancora per raccontarci l'ennesima bugia e dire fra sei mesi che, boh, forse dovremmo cambiare un'altra volta. So che qualcuno del mio scrivere, che in questo caso è il mio parlare, apprezza l'effluvio, il flusso di pensieri senza sosta. Questa ne è probabilmente la massima espressione. Tra l'altro, mi accorgo che la punteggiatura è diversa perché, come parlo è diverso da come scrivo ed è per me molto interessante. Mi rendo anche conto che prima o dopo dovrò fare una scelta: o si parla di marketing o si parla di pensieri liberi, metasociologici di cui forse non c'è nemmeno bisogno. Magari questo dettare può dare vita proprio al bivio, allo split, alla divisione di questi scritti in due elementi diversi. Il mio augurio, però, per questo sabato, un po' grigio, un po' soleggiato, è quello di guardare il mazzo, piuttosto che buttarlo per l'ennesima volta e cercare di raccogliere uno migliore, che alla fine non sarà.

Credo che la bellezza sia proprio nell’alternare pensieri liberi con topic marketing et all
Paolo Borzacchiello qualche giorno fa ha detto che gli amici si vedono nel momento del successo. Leggendari (ascoltandoti) oggi ho subito fatto questo collegamento, anche se non ho ancora capito perché ma penso c'entri. Sei sempre molto interessante e ti ringrazio perché mi aiuti a pensare.