Bancomat
“I am anything but insane” (Judi Dench)
Una volta una studentessa americana mi ha detto che lei non si sente in dovere di “fare la carità” perché la persona che la chiede ha avuto le sue stesse possibilità di farcela nella vita. Entrando al bancomat stamattina io ho invece provato un profondo senso di vergogna di fronte a una persona che si copriva la testa con una felpa, forse per non essere vista forse per provare a dormire. Queste cose ri-parametrano sempre il peso che diamo ai problemi, alle mail del giorno o a due ore di sonno in più. O almeno dovrebbero farlo.
Esiste una tirannia del dado che ci rende semplicemente più o meno fortunati. È come se ad ognuno di noi venisse regalata una casetta degli attrezzi con cui fare delle cose. Non è detto che chi ne ha di più farà per forza cose migliori. Ma averne di meno non è stupendo, ecco.
Due cose mi preoccupano: la prima è la dittatura della narrazione. Raccontiamo solo la parte bella di noi, e di conseguenza vediamo il bello degli altri, ma non sembra esistere un Instagram per le giornate di merda. Il secondo tema è che abbiamo smesso di essere gentili, viviamo una società della tensione forse perché prendiamo 35.000 decisioni al giorno con un cervello progettato per prenderne 2.500 (fonte: cosmico)
Mi ha colpito la storia di un ragazzo che si è impegnato tanto per raggiungere un risultato sportivo. Non ce l’ha fatta. Non sapremo mai se si è raccontato una storia o se sia vero, ma ha trasformato un oggettivo fallimento in un successo social facendo un downgrade delle aspettative. Il suo obiettivo era partecipare, dice. Il mio sospetto è che si siano invertiti i carichi tra verità e carico cognitivo sociale, aspettative ed effetti. Ci vergognamo di non essere abbastanza. Ai bambini che giocano a rugby si insegna che si vince e si perde, e si insegna ad accettare la sconfitta. Ieri sera ho fatto la pizza, faceva schifo. Non ha altre narrazioni, faceva schifo. La nuova logica prevede che io esaltassi la sua nuova forma di focaccia azzima. No, era una pizza sbagliata e cattiva. Rifare, riprovare, impegnarsi di più.
Non mi piace l’idea di non condividere settimanalmente un pensiero, ma questa settimana non ho risposte o report, solo domande. Ma al tempo dell’AI avere qualche buona domanda potrebbe già essere benzina per lunedì complessi. So che qualcuno legge questi pensieri in metro magari andando al lavoro. Credo che a rendere una persona figa saranno sempre di più gentilezza ed impegno, quindi: in cosa ti impegnerai davvero oggi?

Secondo me passa molto dall’essere grati, in un modo laicissimo, ma consapevole del percentile che occupiamo in termini di opportunità mondo. Una società più consapevole e per questo contenta è una società che riesce a dare di più agli altri.
non avere risposte ma solo domande è uno sprazzo di lucidità da non sottovalutare in questa onda anomala di tuttologia spiegonica <3